Domenica 3 ottobre ha avuto luogo la prima uscita di Altaquota.
Segue un breve resoconto, che per definizione è conciso ed incontestabile. Questo perché chi scrive la Storia è sempre il vincitore, e la Sua storia è la verità da tramandare ai posteri. Assunto che l’autore non vince neanche una gincana dalla terza elementare, riunite i nipotini attorno al fuoco e cominciamo l’avvincente narrazione...
"Un soffio di tramontana spazza il parcheggio del Metro La Rustica a Roma, ore 6:30 a.m. Da qui parte il gruppo di Altaquota, diretto alla volta di Campo Imperatore, dove si prevede di arrivare entro le 8:30. Causa due soci poco previdenti, dotati di misera utilitaria sfiorante a stento limite minimo di velocità su circuito autostradale, e conseguente crisi d’ilarità del gruppo stesso e degli astanti dell’area di servizio Civita Nord, si accumula consistente ritardo sulla tabella di marcia. 9:30 passate. Campo Imperatore si allunga sotto di noi in una lucida giornata di sole, il sentiero si snoda sinuoso sotto i nostri piedi, menischi e fatica si fanno sentire in ugual misura. Raggiungiamo l’attacco per la Direttissima. Ci concediamo una pausa, e subito una voce autorevole si impone in mezzo a noi: torbidi gorgoglii e movimenti addominali sospetti ci inducono a considerarne la nobile natura, possente e furtiva. La Fame. Tutti si ricordano di aver lasciato a valle un comodo albergo-rifugio che di li a poco offre la promessa di polenta e camoscio in coccio, birra fresca, cioccolate calde, bagni con sanitari di porcellana smaltata. Ore 12:00. Un momento di debolezza.

Interviene Massimo, Presidente assennato, che coglie lo sbando del gregge, e subito rincuora le sue pecorelle smarrite con parole ristoratrici:
- Bene, tra poco comincia la ferrata. -
Spiega il duce.
- Bisogna vestire casco e imbraco, assicurarsi ad un cavo d’acciaio sospeso nel vuoto e scalare con melliflue protezioni una torre di roccia. Alcuni passaggi sono parzialmente coperti da neve ghiacciata. Però non è difficile, solo 2° e 3° grado. Chi non se la sente deve rinunciare adesso, altrimenti sarà impossibile il ritorno. -
Molti, a questo punto, sportivamente rinuncerebbero. Cominciano a manifestarsi i primi segni di cedimento: un vociare sommesso mentre s’infilano i cosciali, gesti stizzosi e scaramantici mentre ci si assicura con moschettoni e cordini, occhiate piene di significato agli accompagnatori ed agli zaini ripieni d’invitanti panini imbottiti, biscotti, sospensori usati e chissà cos’altro ancora. Eppure, il gruppo di Altaquota riesce a superare al completo, tranne due eroici sandwiches, la ferrata della parete sud-est e raggiunge la base del Torrione Cambi. Ore 13:30. Purtroppo, gli arcani Spiriti delle Montagne, da sempre custodi degli antichi misteri meteorologici della Cima Centrale, non ci accordano più il loro sostegno benigno: malgrado il sacrificio di altri panini e una spedizione religiosa al Bivacco Bafile con l’intento di fermare l’incedere del tempo, nubi temporalesche coprono le cime e l’orologio si attesta sulle quattordici, due punti, trenta. Decidiamo, per prudenza, di rinviare la sola ascensione del Torrione a tempi e condizioni più favorevoli. Fortunatamente il nostro pellegrinaggio mistico non è stato vano: Fabio e Adriano si pongono in testa al gruppo, infervorati da nuova fede, con rinnovate energie affrontano ferrata e roccette, e ci guidano nella nebbia sopraggiunta senza proferire parola. Quando, ormai seriamente preoccupati, chiediamo loro la ragione di cotanto ardore alpinistico, loro fanno eco ai nostri desideri più reconditi:
- Birra e Camoscio! -
Ovviamente quest’ultimo era già finito da un pezzo al nostro arrivo a Campo Imperatore, verificatosi intorno alle 17:00. Onde evitare che questo accada nuovamente in futuro, l’Associazione sta tentando di persuadere i suoi soci meno abbienti, che in questo caso stranamente coincidono con il Presidente e il Segretario, che la ricchezza e la moltitudine dei propri beni non è peccato, che forme di locomozione a trazione meccanica sono alternative a quella animale e antropica, e che i cappellini con le nappine colorate sono antiestetici e di cattivo gusto per tutti gli alpinisti che si vogliano considerare tali.”
Vi aspettiamo numerosi alla prossima escursione.
Ci vediamo in montagna.