CRONACHE DEI GRANDI GIOCHI di ALTA QUOTA - II Edizione
Come si sa, Re Artù (volgarmente detto Silvio), nel lontano 2008 d.C. fu vittima di un misterioso furto: qualcuno approfittò di un suo attimo di distrazione per sottrargli la preziosissima Spada, modello "Excalibur", color argento metallizzato, immatricolata 2008, unico proprietario.
La denuncia ai Carabinieri non sortì effetto e quindi il Re, amareggiato e ormai privo del più celebre simbolo del proprio potere, in breve tempo perse anche la stima sia dei suoi sudditi, sia - addirittura - della Regina Lady Ginevra (volgarmente detta Franci).

Tutto ciò non era assolutamente tollerabile.
Poiché l'Assicurazione non copriva siffatta tipologia di furti, il Sovrano ordinò che fossero svolte le più accurate indagini allo scopo di ritrovare la Spada. Fu grazie alle confessioni di un pentito che si venne a sapere che la nobile arma era entrata in possesso dei Ladroni delle Montagne della Duchessa, zona impervia, pericolosa e soprattutto mal frequentata.

Re Artù, disperato ma fermamente determinato, decise di predisporre una squadra di ardimentosi Cavalieri da condurre personalmente alla ricerca del prezioso oggetto.
Come tanti parlamentari nei secoli successivi, anch’egli disponeva già di un doppio incarico: era anche Re di Roma.
Pertanto, la sua prima impulsiva reazione fu quella di recarsi ai margini del Grande Raccordo Anulare per individuare e arruolare i migliori Cavalieri… quasi fossero braccianti extracomunitari.
Come vedremo, questa scelta in seguito si rivelò vincente. Ma, sul momento, il Re perse anche la stima da parte della Polizia di Stato che - intervenuta con una volante - tentò di identificarlo e allontanarlo, non potendo farlo rinchiudere.
Ad ogni modo, in men che non si dica, il manipolo di scalpitanti Cavallieri fu pronto a obbedire agli ordini del Re, talvolta forse un po' severi ma certamente commisurati alla gravità della situazione.

Gli storici parlano di una trentina di volontari che partirono immediatamente alla volta di Cartore, piccolissimo villaggio ai piedi delle lugubri Montagne. Ben presto dovettero abbandonare i loro cavalli (Suv, utilitarie e quant'altro) per proseguire a piedi attraverso ripide gole occultate da intricate foreste.
Oltre ai pericoli e agli sforzi per superare le ostilità della natura, i Cavalieri dovettero subito difendersi anche dai primi assalti dei Ladroni, la cui ferocia fu placata solo grazie a consistenti esborsi di denaro (le attuali mazzette).

Stremati e depauperati di ogni ricchezza, i Cavalieri giunsero alla Casa della Dama del Lago. Girava voce che tale bieco personaggio - insidioso e assolutamente poco attraente - avrebbe potuto aiutare i Cavalieri… se solo avessero saputo come prenderla!

Purtroppo, le finezze psicologiche dei Cavalieri si scontravano spesso con le lunatiche asperità psico-caratteriali della Dama. A volte era sufficiente una parola inadatta o uno sguardo perché ella si sentisse offesa e punisse smodatamente i Cavalieri. A volte pretendeva nuove elargizioni di denaro, altre volte il superamento di difficili prove alle quali qualsiasi persona sana di mente avrebbe rifiutato di sottoporsi.
Alcune fonti citano anche un ipotetico tentativo di avvelenamento perpetrato dalla Dama ai danni dei Cavalieri, ma l’episodio non è confermato ufficialmente in quanto risulta che tutti i Cavalieri sopravvissero alla spedizione.



Furono necessari 2 giorni e 1 notte prima che gli scarni indizi forniti dalla Dama suggerissero ai Cavalieri la soluzione degli enigmi. Ma furono giorni drammatici. Spade, frecce, fiamme, graticole e salsicce. Precari pasti ricavati dalle scarse risorse disponibili. Disdicevoli condizioni igienico-sanitarie. E poi la gelida morsa delle tenebre, gli improvvisi assalti notturni di cinghiali…

Ma alla fine ebbe la meglio la tenacia dei Cavalieri o più probabilmente il loro timore che Re Artù potesse selvaggiamente adirarsi in caso di insuccesso. Finalmente riuscirono a trovare la Spada trafugata.
Anche questa operazione non fu affatto facile. Solo una delle numerose spade sottratte ai Ladroni era quella giusta: chissà quanti altri Re avevano subito un analogo furto!
Chissà quanti altri Re si trovavano ora in un parcheggio della periferia urbana, pronti a partire con i loro Cavalieri verso le montagne.

Ad ogni modo, ritrovata la sua Excalibur, Re Artù sembrò finalmente placarsi.
Addirittura, fece organizzare una solenne cerimonia nella quale ai Cavalieri più meritevoli furono conferiti un titolo nobiliare e una pregevole medaglia d'oro, forgiata da abili mani di artigiani… mangiatori di biscotti.
Per dovere di cronaca, si rammenta che precedentemente - in altre simili occasioni - lo stesso Re aveva sempre finito per assassinare i propri Cavalieri. Analoghe (ma simulate) cerimonie di investitura si erano sempre trasformate in una carneficina nella quale ciascun cavaliere - indipendentemente dall'impegno mostrato - al momento di inginocchiarsi davanti al Re, veniva squarciato senza pietà da un possente colpo di spada.

Evidentemente, questa volta il Re era davvero profondamente felice per l'insperato ritrovamento.
Fu così che, dopo le 2 terribili giornate, il Re, la Regina, tutta la Corte dei Cavalieri, lo staff della Security e addirittura alcuni cinghiali intrapresero la lunga marcia di ritorno verso il Grande Raccordo Anulare.
