Nuova Zelanda febbraio 2007-09-06
Aeroporto di Fiumicino, poi Bubai , Singapore Brisbarne in Australia ed finalmente Aukland in New Zealand, un viaggio lungo forse il più lungo che ho mai fatto. Ma questa terra cosi lontana dal mio mondo era una calamità troppo potente andava visitata, e cosi ho fatto, con il fido Daniele e la curiosità di sempre.
… Sveglia alle sette rapida colazione e poi alla Casa del Parco per i permessi e per comunicare il nostro itinerario. I zelandesi sono molto fiscali in tema di protezione dell’ambiente, forse perché si sono resi conto del disastro ecologico che hanno fatto duecento anni fa. Parco Tongariro zona vulcanica grandissima con i vulcani più spettacolari che abbia mai visto. Siamo in cammino da cinque ore risalendo le colate di lava che si sono susseguite nei secoli. Dal passo Mangitepopo siamo saliti alla sommità del cratere Rosso, intorno a noi è un susseguirsi di rocce nere e rosse, dalle forme sempre più strane. Affacciandosi dal bordo del cratere verrebbe voglia di scendere dentro per andare a toccare tutte le terre colorate che sono nel fondo, di andare a toccare tutte quelle strane forme che non somigliano a rocce ma ad animali che vivono nella nostra fantasia.
Ripartiamo dalla sommità del cratere, e subito avvistiamo sotto di noi 3 piccoli laghi color smeraldo circondate da fumarole. Più avanti dopo una grande spianata, che altro non è che il fondo di un cratere, un altro lago grande con acqua azzurrissima. Uno spettacolo splendido per gli occhi e la mente.
Scendiamo ancora, tocchiamo l’acqua di uno dei laghi di smeraldo, è fredda, speravo in un bagno caldo. Intorno a noi ci sono decine di fumarole di zolfo, un posto magico.
Decidiamo di dormire qui, il regolamento del parco non lo permette, ma il posto ha un fascino particolare, decidiamo di sfidare il regolamento. Troviamo una piccola valletta tra i sassi, lo spazio appena sufficiente per la tenda e ad una distanza prudente dalle fumarole. La libertà non è tale senza un po’ di follia.

….Milford Charlott è un lungo fiordo, decidiamo di risalirlo per alcuni giorni, cosi da poter ammirare quello che resta della foresta primaria che ricopriva l’isola prima dell’arrivo degli europei.
Lasciata Punta Cove dopo circa 4 ore di cammino siamo arrivati a Bay of many Caves, un bel posto panoramico a 450 metri. Da quassù si vede il mare e un lungo tratto della costa che abbiamo seguito in questi due giorni. Questa specie di rifugio in legno dove ci siamo fermati,è chiuso su tre lati, quello aperto da sul panorama costiero,. Alle pareti ci sono due tavoli e una panca. Chi vuole può lasciare un’offerta per l’uso della struttura, utilizzando delle apposite bustine di plastica, dove si mettono i soldi e scrivere il proprio nome, e consegnarlo poi in una delle case del parco. L’acqua piovana è raccolta in bidoni, per poi essere utilizzata con parsimonia da chi arriva qui.Raccomandano sempre di sterilizzarla. La tenda è montata dietro questa struttura in una piccola radura. Mentre ci accingevamo a cucinare è uscito dai cespugli un uccello grande quanto un pollo che senza minimamente occuparsi di noi si è preso la mia maglietta.
L’ho scacciato in malo modo. E’tornato ancora dopo qualche minuto e questa volta ha tentato di portarsi via lo strofinaccio della cucina. Cosi piano piano lo abbiamo seguito fino nel suo nido. Dietro un cespuglio abbiamo trovato tutto quello che “il ladro” aveva rubato nel tempo. Magliette, fazzoletti, un cappello grande cosi, varie merendine ancora sigillate e altre cose. Proprio strana la Nuova Zelanda.
Ancora un giorno di cammino, oggi è molto caldo, il mare dal basso ci fa l’occhiolino, ma sembra non avvicinarsi mai. Ancora un colle e poi una ripidissima discesa, fino ad una baia verde di vegetazione. Non ci diciamo niente con Daniele, ma entrambi entriamo praticamente vestiti in acqua.
8/3/07
… alle 12 siamo arrivati al bivacco Minga Hut dove abbiamo pranzato, i soliti due pacchettini di Noodle in brodo ormai ne misceliamo due o tre tipi contemporaneamente per cambiare un po’ il sapore.
E’ iniziata la pioggia saliamo al Goat Pass nella nebbia e non vediamo quasi nulla. In breve seguendo una sorta di passerelle posate sul prato raggiungiamo il rifugio. Questi tavolati sono posti nei tratti dove il suolo è più delicato, il passaggio delle persone potrebbe rovinare l’erba del passo. Arriviamo al rifugio alle 14,30 siamo bagnati fino alle mutande, nel rifugio ci sono altre tre persone, due americani e un australiano. Fuori continua a piovere. Daniele scalpita, vorrebbe andare a vedere una cima li vicino, 900 metri di dislivello, ma io non ho voglia di andare, scomodo camminare sotto la pioggia e il vento. Preferisco il caldo saccoletto.
9/3/07
Cielo grigio sopra al rifugio e nebbia passante. Dopo colazione siamo partiti seguendo il sentiero che segue il fiume,ma in breve siamo costretti a saltare da un sasso all’altro. Il fiume in piena per le piogge ha cancellato tutto.
Dopo due ore arriviamo al bivacco Upper Deception e ci siamo resi conto che siamo molto lenti nel cammino, ma con questa acqua non si può fare di più.La nostra guida lo dava per un’ora di cammino. In breve ci rendiamo conto che non riusciremo ad arrivare in serata alla strada. Nell’ennesimo salto ho calcolata male la distanza e splash sono finito in acqua. Lo zaino pesante mi ha subito tirato sott’acqua, ma la mia nota…abilità acquatica mi ha fatto riemergere annaspando verso una grande pietra. Daniele che fino ad un’attimo prima èra sempre li con la macchina fotografica in attesa di un mio bagno, ha perso la scena, e non si è accorto di nulla. Ho messo tutte le cose ad asciugare, mi sono cambiato e dopo alcuni minuti abbiamo rispreso il cammino.