Monte Aquila 2494m - Valle dell' Inferno

Erano passati molti anni, anzi moltissi anni, da quando son sceso con gli sci il “vallone” a sud del Corno Grande, con Germana Maiolatesi, Ermanno Busetti e altri amici.

Era giunto quindi il momento di ritornarci ripercorrendo al contrario ed in salita la Valle dell'Inferno, in stagione asciutta, per rivedere quel luogo nascosto e grandioso che mi sorprese per l'impressionante isolamento.

La valle dell'Inferno, così isolata, si trova a pochi passi dalla partenza dell'itinerario della cresta del “centenario”, ormai e meritatamente molto frequentata da moltissimi escursionisti, perchè si tratta di un percorso tra i più affascinanti, e tra i più impegnativi del Gran Sasso d'Italia.

Quando scesi con gli sci e con gli amici “l'Inferno”, puntando dalla vetta del Monte Aquila gli sci dritti nel profondo vallone sottostante (di certo non eravamo i primi in assoluto), nessuno di noi conosceva realmente e in stagione estiva come fosse la valle dal punto di vista tecnico e dell'ambiente.

Sapevamo del salto di roccia e di una corda fissa per scenderlo in sicurezza.

Scendere il salto di roccia con gli scarponi da scialpinismo coi ramponi e con gli sci legati allo zaino, non è stata proprio una passeggiata; però molto meno difficile di quello che immaginavamo.

Successivamente, sapevamo che avremmo dovuto lasciare la valle, appena giunti nei pressi del Rifugio D'Arcangelo per risalire al Vado di Corno, per poi ritornare al piazzale di Campo Imperatore pellando per molto tempo.

Fu una gita scialpinistica grandiosa, fantastica e lunghissima. Piena d'incognite, ma superata con l'entusiasmo di chi vive una montagna con rispetto e con quel pizzico di onesta incoscienza che ti fa apprezzare ancor di più l'ambiente così isolato. Quella volta con una neve immacolata...

E' stata una bellissima discesa, classificata “OSA”. Scegliemmo il momento giusto, neve perfetta; ho avuto la sensazione che in quella giornata, la valle, non fosse stata così difficile scenderla nonostante la ripidità della pendenza e della strettoia finale prima del salto.

Una discesa di 700m di dislivello nell'isolamento più schietto del Gran Sasso, in un ambiente naturale tra i più belli e maestosi, per la presenza imponente del frastagliato versante sud del Corno Grande.

Quale occasione migliore scegliere una bellissima giornata di Ottobre, per farvi ritorno dopo poco oltre 25 anni?

L'aria ancora mite, come se fosse un'estensione della stagione estiva, una luce calda e limpida dell'autunno, e con gli amici di molte salite anche di tipo himalayane.

Era d'approfittare subito!!

Quindi, con quattro amici, mi dirigo verso il Vado di Corno per addentrarmi in uno degli angoli più remoti e particolari del Corno Grande.

Al varco il “Vado di Corno” a circa 1970m, quasi chiedendo permesso, entro in un mondo diverso.

Subito si apre imponente davanti ai miei occhi, la grande struttura rocciosa che ci accompagnerà per tutta la nostra salita, lungo il vecchio e ormai semi dimenticato “sentiero geologico”.

Dal vado, la stradina scende con tornanti e tagli trasversali sul versante est del vallone, perdendo quota di circa 150 metri di dislivello.

Prima di raggiungere il Rifugio d'Arcangelo, poco più in basso dove termina la stradina, si riprende a salire per tracce di sentiero fino ad una selletta di una spalla erbosa.

Il Corno Grande si fa vedere ancor di più in tutta la sua maestosità, così vicino da poterlo toccare, ho l'impressione che sia piccolo piccolo, invece con i suoi 1200m di sviluppo verticale è davvero un gigante di roccia!

Riconosco il canale Hass-Acitelli per averlo salito ben due volte in inverno, riconosco la lunga cresta sud-est della Vetta Orientale del Corno Grande anche questa per averla percorsa una volta in estate, e il pilastro roccioso dove passa la via Pinelli-Ramorino, ma quest'ultimo non l'ho ancora salito.

Dalle descrizioni che riguardano il sentiero geologico, viene decritto che il salto di roccia non è attrezzato ed è impegnativo, ma avendolo fatto avevo tranquillizzato i miei amici... mi ricordavo di una catena di sicurezza e di passaggi di primo grado, ed infatti è stato più semplice superare questo tratto roccioso, che la salita per il vallone a seguire senza traccia su terreno faticoso.

Appena superato il salto di roccia, si riparte su erba ripida e faticosa, senza sentiero...

Da qui la vista è da mozzafiato!

Mi scateno a fotografare con la mia compattina, per ritrarre pareti e pilastri che incombono nella valle, senza trascurare la costa adriatica e il mare azzurro, e i boschi coloratissimi.

Dopo una lunga salita ripida nell'erba anche alta e cespugliosa di ginepri, si giunge all'interno di un valloncello divenuto ora detritico, dominato da due grandi e alte strutture rocciose. E' come se fosse un altro ingresso, che ti permette di entrare nella parte alta della valle. Per chi sale, il pilastro di destra il più monolitico di roccia eccezionale, Roberto Iannilli aprì delle vie di roccia. Credo che ancora ad oggi, quelle vie contano pochissime ripetizioni, a dimostrazione di quanto sia così isolato questa valle meravigliosa.

Sali e sali, si ritrovano dei vecchi segni del CAI, che conducono in direzione della vetta. Seguono poi roccette di primo grado e crestine fin sotto alla vetta.

Finalmente e dopo quasi quattro ore di cammino, ecco la cima del Monte Aquila 2494m.

E lo spettacolo non finisce qui...

Scendo lungo la facile e panoramica cresta sud del M. Aquila, la vista spazia verso sud e sud-ovest su Campo Imperatore e sulla lunga dorsale del Brancastello, Torri di Casanova, Prena, e Camicia; mentre verso nord nuovamente è il versante sud del Corno Grande a fare ancora da padrone, con la luce del pomeriggio, quegli immensi pilastri si rendono maggiormente più spettacolari.

Le pieghe della roccia, i profondi canali, le creste dei pilastri, rendono più chiaro quanto sia immenso questo lato del Corno Grande e tutto il gruppo del Gran Sasso d'Italia!

 

Arrampcate ed escursioni